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Racconti Erotici > Lui & Lei > Il bagno romano
Lui & Lei

Il bagno romano


di DannyeSandy
01.10.2025    |    2.303    |    5 9.4
"Ma ogni pensiero era immediatamente sopraffatto dall’intensità di quello che stava accadendo..."
La neve cadeva lenta sulle cime scure, mentre l’albergo di montagna sembrava galleggiare come una nave illuminata nel silenzio ovattato che avvolgeva il paese. Dentro, il calore era altrettanto avvolgente: legno profumato, luci soffuse, il suono liquido dell’acqua che scorreva nelle piscine termali.
Marco e Diana - marito e moglie, quarant’anni ben portati, corpi tonici ed anime gemelle - si muovevano con naturalezza tra saune e vasche idromassaggio. Erano abituati alle spa, era una delle passioni che avevano scoperto e coltivato insieme: il caldo, il relax, un buon aufguss erano elementi irresistibili per entrambi ma, inconfessabilmente, ogni volta che si trovavano insieme in quel contesto, rigorosamente nudi, tra il vapore e la pelle lucida degli altri ospiti, c’era sempre anche un sottile retrogusto di eccitazione.
Si erano ritagliati quei pochi giorni di vacanza in montagna, scegliendo con cura un albergo che avesse una bella spa. Dopo lunghe ricerche, Diana aveva individuato quello: struttura nuova, bella zona, ottime recensioni. E, in effetti, le promesse erano state mantenute in pieno, l’albergo e - soprattutto - la spa erano davvero speciali. Nudità obbligatoria, ambiente pulito, personale attento, un maestro di sauna davvero bravo… non mancava proprio nulla.
Fu quel giorno, immersi nell’acqua calda della vasca idromassaggio panoramica, che Marco e Diana la notarono. Una ragazza giovane, forse poco più che venticinquenne, con lunghi capelli scuri raccolti in uno chignon disordinato e un corpo che attirava gli sguardi come un magnete. Era entrata poco prima, sicura e naturale nella sua nudità. Alta, snella, con le forme giuste nei punti giusti, la pelle liscia e lucente. I suoi movimenti avevano una grazia involontaria che catturava: il modo in cui si era seduta, come aveva sistemato l’asciugamano, la curva della schiena che scendeva morbida verso i fianchi, le gocce d’acqua che le scivolavano addosso, indugiando sui fianchi stretti prima di perdersi tra le cosce.
A Diana, mentre la osservava apertamente, spuntò un mezzo sorriso sulle labbra, come a riconoscere quella bellezza e al tempo stesso testare la reazione del marito, che in cuor suo già intuiva. E infatti Marco, che evidentemente apprezzava, era combattuto fra il desiderio di continuare ad ammirare la ragazza e la paura di essere colto sul fatto e cercava di guardarla senza farsi notare, in modo quasi goffo. Si girò verso la moglie, lanciandole uno sguardo e la classica smorfia come a dire “Accidenti…”. Non c’era gelosia tra loro, e con gli anni si era fatta spazio una curiosità condivisa: un gioco fra innamorati, fatto di fantasie confessate la sera, a letto, tra risate e sospiri.
Avevano una vita normale: lavori che li impegnavano, serate sul divano, uscite con gli amici, vacanze quando si riusciva, come quella che stavano facendo. Fra di loro c’era una chimica sessuale particolarmente intesa, sbocciata fin dai loro primi incontri e mai diminuita negli anni. Marco era il più intraprendente, quello che amava l’idea di sperimentare, che stimolava Diana a superare i confini ma sempre senza forzature, attendendo i tempi di lei. Che era la metà riflessiva e prudente della coppia, con le sue fantasie avventurose che preferiva lasciare lì per non turbare gli equilibri. Le sollecitazioni di Marco la eccitavano e la spaventavano allo stesso tempo, ma affidandosi a lui era riuscita a lasciarsi andare sempre di più, scoprendosi capace di vivere ogni nuova esperienza con intensità e autenticità.
La ragazza si sedette poco lontano da loro, nell’acqua bassa, distendendo le gambe nude con una calma che sembrava studiata. Marco la osservò. Si lasciò scivolare contro il bordo della vasca, le braccia aperte e il petto esposto al vapore, gli occhi attratti dalla figura della ragazza: ogni movimento sembrava lento, studiato, come se fosse consapevole di essere osservata. Diana lo osservava: conosceva benissimo quel modo in cui suo marito socchiudeva le palpebre, come se stesse assaporando un pensiero proibito e sorrise al pensiero di quanto Marco fosse, in fondo, prevedibile. Spostò lo sguardo sulla ragazza: era innegabilmente bella e sensuale ma anche lei, nuda e fiera nell’acqua, non si sentiva da meno. Almeno agli occhi di suo marito, che non mancava di darle continui segni di apprezzamento, sapeva di esserlo.
Un ricordo le attraversò la mente: la sera prima, Marco le aveva accarezzato e baciato il pube glabro con infinita lentezza e passione, sussurrando quanto lo eccitasse la sua pelle liscia, quanto la volesse così, senza barriere. Ci era rimasto un tempo infinito, godendosi ogni secondo di quel gioco che lui adorava quasi più di lei, leccando ogni centimetro quadrato di pelle e portandola ad orgasmi ripetuti. Rivivendo la scena, Diana non potè evitare di passarsi furtivamente la mano sott’acqua sul sesso morbidamente liscio. E, guardando quella ragazza altrettanto priva di segreti, Diana si chiese se Marco stesse per caso immaginando di fare la stessa cosa nei suoi confronti.
I pensieri di Marco, in effetti, non erano molto lontani da quanto Diana immaginava. Non era solo il desiderio maschile, immediato e viscerale. Era la fantasia che da tempo lo accompagnava: condividere con Diana quel genere di esperienza, vedere sua moglie liberarsi di ogni freno, aprirsi a una sensualità senza confini.
Un brivido gli corse lungo la schiena. Per un attimo si lasciò immaginare la scena: Diana e quella ragazza, vicine, le mani che si cercavano, lui spettatore e partecipe al tempo stesso. Poi si riscosse, cercando di frenare la fantasia prima che il suo corpo lo tradisse in modo inequivocabile.
Si voltò verso Diana, seduta accanto a lui. Lei stava semplicemente lì, con l’aria rilassata di sempre, ma bastava uno sguardo per ricordargli quanto fosse bella, quanto lo completasse. Marco sentì crescere l’amore e il desiderio insieme: nessuna ragazza, per quanto perfetta, avrebbe mai potuto contare di più. Chissà se era consapevole di cosa lui stesse pensando in quel momento, di quelle fantasie più volte confessate nel letto, che avevano gettato benzina sulla passione di entrambi, anche di Diana, che non si erano mai realizzate ma che affollavano la mente di Marco più di quanto lei immaginasse…
La ragazza si sollevò dall’acqua per uscire. Il movimento mise in risalto le curve del fondoschiena, la schiena arcuata, i seni pieni e sodi, i capezzoli piccoli ed eretti, la totale assenza di peli che rendeva la sua pelle uniforme, liscia, lucente. Diana trattenne il fiato, avvertendo un brivido. Marco si limitò a seguire con gli occhi quel gesto, ma nel suo petto l’eccitazione era già palpabile.
Quando scomparve dietro l’angolo, Diana disse piano a suo marito: “Dai, adesso puoi tornare a respirare…”. Marco replicò con una risatina: “Stronza…” sussurrò avvicinandosi alla moglie con un largo sorriso e allungando le mani verso di lei sotto il pelo dell’acqua. Trovò subito quello che cercava e, fra le bolle dell’idromassaggio, cercò di stuzzicare il sesso di Diana che, ridendo, si sottrasse rapida.
“Ehi, piano, non è che guardi lei e poi vieni da me. Non funziona mica così, bello mio…” rispose schizzando un po’ di acqua in faccia a Marco, come se fossero due ragazzini innamorati che giocavano. Si alzò in piedi per uscire dalla vasca: “Io vado a distendermi un po’, tu rimani pure se vuoi”. Con un gesto lieve della mano gli arruffò scherzosamente i capelli, come a dirgli ‘E’ meglio se resti qui e ti calmi un po’, altrimenti esci con l’affare ancora in tiro, e non è il caso…’ e si avviò verso la sala relax.
Marco la seguì con lo sguardo mentre si allontanava, avvolta nel morbido asciugamano bianco che le lasciava scoperte le gambe toniche. Certo, la ragazza era la ragazza, ma anche Diana, con una quindicina di anni di più, era sempre uno spettacolo fantastico. Sospirò, assaporando la sensazione di essere un uomo fortunato, e si abbassò immergendosi nella vasca per cercare di smaltire l’erezione che Diana aveva, giustamente, intuito. Pensò a cosa avrebbe potuto fare adesso: ‘Sauna… no, ho fatto l’aufguss prima dell’idro. Relax con Diana… no, magari dopo. Il bagno romano… uhm…”.
Lo aveva visto prima, girando per la struttura. Ignorava perché lo avessero chiamato così, forse lo avevano inventato gli antichi Romani? Era una stanzetta piccola, interamente occupata da una specie di letto/panca in maiolica, riscaldata dall’interno, due posti al massimo, tre forse non ci sarebbero stati. Sembrava una via di mezzo fra una stanza tiepida e un bagno turco. ‘Un po’ né carne né pesce… ma sì, dai, proviamo ‘sto bagno romano’. Uscì dalla vasca, si risciacquò sotto la doccia di rito, si avvolse l’asciugamano in vita e si avviò.
Sbirciò dentro attraverso la finestrella della porta e, constatato che non c’era nessuno, lasciò ciabatte e asciugamano fuori ed entrò. Quando la porta si richiuse alle sue spalle lo accolse un ambiente intimo, quasi segreto. La luce era soffusa, filtrata da piccole aperture che lasciavano intravedere un leggero vapore danzare nell’aria. La panca in maiolica, lunga, riscaldata e leggermente umida, occupava l’intera stanza. Marco si stese lentamente sul lato destro - il suo lato nel loro letto nuziale - chiuse gli occhi e si rilassò, provando a liberare la mente, lasciando che il calore penetrasse nei muscoli, distendesse la schiena, sciogliesse ogni tensione.
Il respiro si fece lento, profondo. Le braccia distese lungo i fianchi, le gambe rilassate, tutto in lui voleva abbandonarsi a quella calma. Magari anche addormentarsi, perché no…
Eppure, i pensieri correvano altrove. Non riusciva a scacciare l’immagine della ragazza. La curva dei suoi fianchi, la pelle bagnata, lo sguardo che per un istante gli era sembrato incrociare il suo. E subito Diana gli tornava davanti agli occhi, il suo viso vivido, familiare, pieno d’amore. E insieme a quel volto, la consapevolezza: non voleva niente senza di lei. Non gli interessava un’avventura fugace; quello che desiderava davvero era vivere quei pensieri insieme a lei.
Inspirò a fondo, come per tenere a bada l’eccitazione che iniziava a premere sotto la calma apparente. Restò così, sospeso tra il tepore della pietra e il tumulto dei suoi pensieri, finché un suono lo riscosse: qualcuno aveva aperto la porta del bagno romano.
Marco non si sollevò subito: restò immobile, con gli occhi socchiusi, come se fosse ancora assorto nel suo rilassamento. Il suo primo pensiero fu di disappunto, qualcuno stava arrivando a disturbare la sua calma. ‘Adesso magari mi tocca anche spostarmi per fargli posto…’. Un passo leggero, poi un altro. La porta si richiuse piano, attutendo ogni rumore dall’esterno. Il flusso di aria fresca arrivato da fuori sparì. Marco socchiuse leggermente un occhio, scorgendo in controluce solo una forma indefinita contro la luce della porta. Poi aprì anche l’altro, e riuscì a mettere a fuoco l’immagine davanti a sé: era lei.
La ragazza entrò senza dire una parola, come se quel piccolo spazio appartato fosse da sempre suo. La pelle, ancora umida, brillava nel chiarore fioco; i capelli raccolti lasciavano scoprire la linea netta del collo. Non cercò lo sguardo di Marco, non fece alcun gesto di saluto: semplicemente si avvicinò e si diresse lenta verso l’unico posto libero. Marco, istintivamente, si scostò appena, pur sapendo che non c’era davvero spazio da concedere. Lei non chiese nulla, non esitò: si distese accanto a lui, il corpo nudo che sfiorava il suo con naturalezza, la pelle calda che aderiva alla panca.
Il cuore di Marco accelerò. Ora l’oggetto delle sue fantasie fino a pochi minuti prima era a pochi centimetri di distanza. Le superfici calde della panca irradiavano un calore che si mescolava a quello dei corpi. Marco fissava il soffitto, lo sguardo immobile, ma ogni fibra del suo essere era concentrata sulla presenza accanto a lui. Sentiva il profumo della sua pelle, misto al vapore. Avvertiva il lieve movimento del suo respiro.
Il pensiero di Diana tornò a colpirlo all’improvviso. Avrebbe voluto che fosse lì, che vedesse, che decidesse insieme a lui cosa fare. Ma era solo. E quella vicinanza silenziosa, quel quasi contatto di due corpi distesi fianco a fianco, stava già trasformando il suo autocontrollo in un filo sempre più sottile.
Con la coda dell’occhio cercò di sbirciare la ragazza. Era distesa, con le mani incrociate sul ventre, il seno che si alzava e si abbassava al ritmo di un respiro lento e regolare. Girò lievissimamente la testa fino a vederla in viso. Aveva le labbra leggermente aperte e gli occhi chiusi e Marco ne fu rincuorato, almeno non l’avrebbe beccato a guardarla. Sembrava completamente assorta nel proprio rilassamento, ignara del tumulto che stava generando a pochi centimetri da lei. Accidenti, quanto era bella…
Cercò di rilassarsi. Di pensare a Diana. Di pensare al lavoro. Di non pensare a nulla. Qualsiasi cosa pur di non pensare alla meravigliosa creatura che stava distesa nuda al suo fianco e di reprimere l’eccitazione che sentiva dentro. Un filo di ansia lo attraversò: lì, nello spazio angusto del bagno romano, ogni segnale rischiava di essere evidente e terribile. Farsi beccare nel pieno di una erezione come un maniaco qualsiasi? No, assolutamente no!
Marco iniziò a concentrarsi sul suo respiro, come aveva letto in un qualche manuale di training autogeno, chissà dove, ma la vicinanza della ragazza rendeva difficilissimo fingere indifferenza. Si impose di tenere gli occhi chiusi, di concentrarsi sul ritmo del respiro, di pensare a qualsiasi altra cosa. Inspirò lentamente, sentendo il calore della panca scorrere lungo la schiena e i muscoli che si rilassavano. La tensione stava svanendo, tutto stava tornando normale; stava riuscendo a mantenere il controllo, e adesso poteva finalmente godersi il bagno romano. Gli occhi socchiusi, le braccia distese lungo i fianchi, lasciò che il calore del bagno avvolgesse ogni senso.
Poi, all’improvviso, un contatto lo fece sobbalzare dentro. La ragazza aveva sciolto le mani che teneva sopra di sé, allungando le braccia lungo il corpo. E la sua mano destra era entrata in contatto con la mano sinistra di Marco. Erano solo pochi millimetri quadrati di pelle, le parti esterne dei due mignoli che si erano appoggiate l’una all’altra. Un contatto quasi impercettibile ma che a Marco sembrò un fuoco. Per un attimo il mondo si fermò, il cuore accelerò, e il respiro gli si fece più profondo, più lento al tempo stesso. Non c’erano parole, solo quel tocco leggero, quasi casuale, eppure sufficiente a mandare correnti elettriche lungo le braccia.
Marco ebbe subito l’impulso di sottrarsi al tocco, spostando la mano di pochi centimetri. Ma la ragazza stava continuando ad assestarsi sulla panca e, una volta sistematasi, tornò ad allungare le braccia lungo i fianchi. Solo che stavolta il palmo della mano della ragazza andò ad appoggiarsi sul dorso di quella di Marco.
Marco trattenne il respiro e si immobilizzò. Se prima poteva essere stato un caso, un contatto impercettibile, questo non era impercettibile. Non c’era più nulla di casuale in quel movimento, le due mani erano appoggiate una sopra l’altra e la ragazza non poteva non essersene accorta. Marco si trovò sospeso tra il desiderio e la paura di oltrepassare un confine che non voleva violare. Ogni senso era all’erta: il calore del vapore, la vicinanza del corpo accanto al suo, il contatto leggero ma persistente della mano della ragazza. Tutto sembrava amplificato, intensamente proibito e irresistibile allo stesso tempo.
Teneva lo sguardo fisso verso l’alto, cercando di dare ordine ai propri pensieri, di capire come reagire, cosa fare senza cedere del tutto a quell’eccitazione che lo stava travolgendo. Respirava lentamente, le braccia distese lungo il corpo, cercando di mantenere la calma, di controllare ogni reazione visibile. Poi, d’istinto, girò appena la testa di lato. A pochi centimetri da lui, incontrò lo sguardo della ragazza.
Gli occhi scuri e profondi lo fissavano con una chiarezza che lo lasciò senza fiato. Non c’era timore, non c’era esitazione: solo una consapevolezza calma, intensa, che sembrava sfidare ogni barriera invisibile tra loro. Marco percepì il brivido corrergli lungo la schiena e il petto, il cuore che batteva più forte senza che potesse farci nulla. Tutta la sua attenzione si concentrò su quegli occhi che lo osservavano senza esitazione, sulla loro intensità silenziosa. In quell’istante, il contatto della mano non contava quasi più: lo sguardo di lei era un invito muto, un messaggio chiaro eppure privo di parole, che lo faceva oscillare tra desiderio e controllo, tra eccitazione e prudenza. In quello sguardo c’era qualcosa di deciso, intenso, come se conoscesse già il tumulto che stava attraversando Marco. Lui provò a spostare lo sguardo, a concentrarsi sul vapore, sull’ambiente, ma era inutile: ogni fibra del suo corpo era tesa verso di lei.
All’improvviso, la mano della ragazza si mosse. Lenta, decisa, si avvicinò al sesso di Marco e si appoggiò lì, con un gesto che non lasciava dubbi sulla sua intenzione. Marco trattenne un respiro più profondo, il cuore batteva come se volesse uscire dal petto e il suo corpo rispose per lui. Era finora riuscito in qualche modo a controllare l’eccitazione ma il contatto con la mano della ragazza fu irresistibile e il sesso di Marco si indurì rapidamente.
Marco chiuse gli occhi, cercando ancora di dominare la situazione, ma ogni tentativo sembrava vano: il calore della mano di lei lo rendeva completamente consapevole della propria erezione, della forza del desiderio che lo consumava. Immediatamente sopraggiunse il pensiero di Diana: un miscuglio di piacere e senso di colpa lo fece trasalire. E se fosse entrata in quel momento? Pensò per un attimo di togliere la mano della ragazza ma si ritrovò come paralizzato. La mano non era più solo un tocco delicato: c’era una fermezza nuova, aveva impugnato decisa l’asta e ne stava saggiando la consistenza e l’eccitazione che Marco cercava di controllare si stava avviando verso il limite. Il cuore gli batteva forte, continuò a pensare a Diana, il loro legame, il senso di colpa, e l’idea di essere scoperto. Ma ogni pensiero era immediatamente sopraffatto dall’intensità di quello che stava accadendo.
E poi, improvvisamente, la ragazza si mosse. Marco percepì il suo corpo avvicinarsi, il calore, il profumo, il respiro vicino. Il viso della giovane si inclinò verso il basso con decisione, sentì il calore della bocca di lei avvolgergli il membro eretto ed accoglierlo all’interno, in un gesto carico di intenzione e di potere silenzioso. Marco trattenne un respiro che pareva volergli sfuggire, la mente un turbine di eccitazione, sorpresa e paura.
Non c’erano parole. Non c’era tempo per pensarci. Tutto ciò che poteva fare era percepire, sentire, lasciarsi attraversare da ogni sensazione. Il bagno romano, il vapore, il contatto delle mani e ora quel gesto inaspettato: tutto lo avvolgeva in un turbine di tensione erotica che lo lasciava sospeso tra il desiderio e l’imbarazzo, tra il piacere e la consapevolezza di un confine delicato. Chiuse gli occhi, cercando di mantenere il controllo, ma era sopraffatto da sensazioni che non riusciva nemmeno a distinguere.
Sentì la bocca staccarsi da lui e aprì gli occhi giusto per vedere la ragazza che si spostava rapida, lo scavalcava e, dandogli le spalle, si abbassava sul suo membro teso e durissimo. Fu un attimo, e sentì il corpo della ragazza avvolgerlo mentre la penetrava fino a sentire le sue labbra umide arrivare a contatto con la base glabra del proprio pene. Quella sensazione lo mandò in estasi, non potè fare a meno di fissare lo sguardo sul punto dove i loro due sessi si stavano allontanando ed avvicinando ritmicamente, dove l’umidità del vapore si univa agli umori della ragazza, dove l’eccitazione che li aveva avvolti entrambi fino a pochi istanti prima stava trovando il suo compimento e la sua sublimazione.
Il mondo intorno a loro scomparve. Marco percepiva solo il peso, il calore e il contatto. Ogni piccola pressione, ogni sfioramento, ogni oscillazione era sufficiente a invadere la sua mente, accendere il desiderio e amplificare l’eccitazione. Il suo respiro si fece corto, spezzato, ogni fibra del suo corpo vibrava. Cercava di concentrarsi, di trattenere un minimo di controllo, ma era impossibile: in quel silenzio sospeso le sensazioni lo stavano travolgendo completamente. Il corpo snello della ragazza infilata sul suo mebro, frapposta fra lui e la porta, era contornato dalla luce che entrava dalla finestrella e ne incorniciava il su e giù sempre più frenetico. Ogni suono era amplificato: il suo respiro, quello affannoso di lei, il leggero fruscio dei movimenti del corpo contro il suo, la porta che si apre improvvisamente…
La porta??? ‘Oh, cazzo!’
Il cuore di Marco si bloccò di colpo, come i movimenti della ragazza sopra di lui. Non riusciva a vedere la porta ma il suono era stato chiaro ed improvviso.
Poi, una voce gli fece gelare il sangue nelle vene: “Ah…”. La parola, breve e sospesa, vibrò nella stanza. Marco rabbrividì: aveva riconosciuto immediatamente la voce e il tono, e aveva anche già intuito, senza poterla ancora vedere, l’espressione che sicuramente adesso c’era sul viso di Diana. Cercò di riacquistare un minimo di lucidità, mentre la mente già pensava spasmodicamente a cosa dire, quando sentì il rumore della porta che si chiudeva.
Pensò per un attimo di gettare di lato la ragazza che stava ancora penetrando e di correre dietro a Diana, che sicuramente si stava avviando all’uscita inviperita ma, spostando la testa di lato, vide una cosa che lo lasciò senza fiato: Diana era lì, accanto alla ragazza, e i loro volti si stavano avvolgendo in un bacio lungo e intenso. Non c’era rabbia, non c’era sorpresa: solo complicità e desiderio.
Marco rimase paralizzato, incapace di realizzare quello che stava succedendo e di distogliere lo sguardo da quel bacio. La mente oscillava tra incredulità, eccitazione e stupore. Il disastro di qualche secondo fa si stava tramutando davanti ai suoi occhi nella sua fantasia più sfrenata. La ragazza riprese a muoversi con dolcezza sul sesso di Marco che, sebbene meno vigoroso di prima, era ancora dentro di lei. Il contatto e i suoi movimenti continuavano, perfettamente coordinati con i gesti e i baci di Diana che intanto stava percorrendo con le mani tutto il corpo della ragazza. Poi, improvvisamente, un altro contatto lo fece sobbalzare: una mano nuova, calda e decisa, si posò sulla sua asta turgida, sul punto esatto in cui lui e la ragazza erano in contatto. Marco riconobbe immediatamente la delicatezza ma al tempo stesso la fermezza di quel tocco: era Diana.
Un’ondata di elettricità lo attraversò e chiuse gli occhi, lasciandosi travolgere dalle sensazioni. La consapevolezza che la moglie stava partecipando stava portando la sua eccitazione a livelli incontrollabili. La mano di Diana che avvolgeva il suo sesso, bagnandosi degli umori della ragazza ed accompagnandolo dentro di lei era una cosa che stentava a credere come vera.
La mano si staccò e pochi attimi dopo sentì l’inconfondibile contatto di una lingua sui suoi testicoli. Diana li percorse tutti, ben consapevole dell’effetto che quel gesto aveva su suo marito, risalendo lungo l’asta fino ad incontrare il sesso della ragazza, indugiandovi e giocando con il clitoride gonfio di lei per poi ridiscendere giù, e ricominciare. Marco pensò che il paradiso dovesse essere qualcosa di molto simile a quello e sentì che non sarebbe durato molto di più: era pronto a cedere, ad esplodere travolto da un turbine di sensazioni, l’adrenalina e l’eccitazione che si fondevano in un crescendo impossibile da fermare.
Senza preavviso, il contatto cessò. La ragazza si sollevò rapida dal membro gonfio di Marco e si mise in piedi accanto a Diana. Un gesto semplice ma inequivocabile: prese la mano di Diana e si scambiarono un bacio intenso e passionale.
Marco, per l’ennesima volta negli ultimi minuti, rimase scioccato dallo spettacolo: sua moglie e una delle più belle ragazze che avesse visto, nude e vicine, complici e sorridenti, unite in un abbraccio di lingue che danzavano nella bocca dell’altra rincorrendosi ed attorcigliandosi. Poi si staccarono e, insieme, girarono lo sguardo verso di lui. La ragazza lo guardava con un sorriso enigmatico, ma fu Diana a parlare, con quella malizia sottile che conosceva così bene.
“Marco, amore…” disse, la voce morbida ma piena di complicità. “Senti, io e Giulia adesso andiamo su in camera nostra, una doccetta veloce, ma forse anche no, e poi… vedremo. Tu non lasciarci troppo tempo da sole, eh? Però ricomponiti un attimo prima di uscire, che poi magari qualcuno ti vede così tutto arrapato e si fa strane idee…”. Diana gli lanciò un ultimo sguardo malizioso e uscì insieme alla ragazza, lasciandolo da solo nel bagno romano.
Marco rimase sdraiato per qualche lungo istante, scioccato, spiazzato, sudato, affannato e con il membro ancora semi-eretto, cercando di razionalizzare quello che era appena successo e del quale, comprensibilmente, stentava a capacitarsi. Inspirò profondamente, cercando di calmare il respiro e di riprendersi un minimo di controllo.
‘Io e Giulia’??? Più di tutto il resto erano state quelle tre parole a sconvolgerlo. Diana aveva organizzato tutto. Sua moglie era la mente dietro alla realizzazione della sua fantasia erotica più grande…
Diana… Pensò a quel sorriso malizioso, a quegli occhi che conosceva così bene, alla complicità silenziosa che condividevano. Ogni ricordo del loro rapporto, della passione che li aveva sempre uniti, si mescolava all’adrenalina del momento appena vissuto. Marco sentì il cuore farsi grande, e sentì di amare quella donna come non riusciva nemmeno lui a descrivere.
Si alzò, cercando di ricomporre appena il respiro e il cuore accelerato, ed aprì la porta del bagno romano, lasciandosi ristorare dal cambio improvviso di temperatura. Uscendo, si girò a guardare la grande panca come ad imprimersi l’immagine nella mente. Chiuse la porta dietro di sé, si cinse l’asciugamano attorno alla vita, si infilò le ciabatte e, dopo aver dato un sospiro profondo, uscì dalla spa con un largo sorriso sul viso, imboccando rapidamente il corridoio verso le camere.

FINE
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